Panimundu *
"Angelo bell'angelo
alza su le ali e vieni qui da me!"
"Non posso!... Il demonio mi tenta!..."
I giochi dell'infanzia
restano aggrappati all'involucro del passato.
Angeli con il musetto sporco di moccio
balbettavamo le formule del gioco
nel cortile del caseggiato
di via Cagliari numero uno.
Nel mezzo la vasca per lavare i panni
con il vecchio rubinetto gocciolante
monumento alla fatica
dove giovani madri
cariche di figli e di miseria
senza risparmio
sfregavano la roba
per ripulirla da quell'orrenda guerra
che da lontano
rendeva grigio il nostro cielo.
Non eravamo tristi
anche se affamati
e i pianti erano dovuti
al ginocchio sbucciato nella caduta
ed al pugno ricevuto dal compagno.
Chi sa perché il cuore
ha conservato soltanto il sole
sempre infuocato
nella campagna arida
con le verdi lucertole
sui muretti a secco
curiose e pronte alla fuga…
E cavallette piovevano
in quel quarantaquattro
quando tutto era sparito
il pane, l'acqua, la vita.
Le nostre piccole pance
a malapena si riempivano
con le erbe dei prati
che noi ignari botanici
conoscevamo con un solo nome:
Panimundu...
Giorno di maggio 2001

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