Che sapore amaro *
Che sapore amaro d’attesa
negli angoli della stanza.
Le ombre fuggono da sotto i mobili
per nascondersi nella luce della lampada.
La radio vomita note musicali
e blaterii incomprensibili.
La sera suicida rincorre il sole
che inciampa sui monti dell’ultimo orizzonte
frustandoli con raggi antiruggine.
Tutto precipita gravemente corroso dal tempo
diffondendo nel corpo fitte d’angoscia.
Nelle strade schifosamente sporche
lussureggiano gli escrementi dei cani
nelle vetrine si specchiano le cicche
disposte a collana fumé
e rivoli, tanti rivoli di limpida acqua
si fanno strada fra l’asfalto corroso.
Diciamo più tardi “Si è fatto buio
accendiamo la luce dell’anima”.
Giorno di Marzo 2001

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